Eredità Agnelli, due miliardi in Svizzera

LO RIVELA IL TG5

Eredità Agnelli, due miliardi in Svizzera

La somma non sarebbe mai stata dichiarata al Fisco
L’Agenzia delle Entrate avrebbe avviato un’inchiesta

MILANO– Colpo di scena nella querelle sull’eredità di Gianni Agnelli. L’Agenzia delle Entrate avrebbe avviato un’inchiesta sull’eredità contesa di Gianni Agnelli. Nel mirino, ci sarebbe una somma superiore al miliardo di euro depositata in Svizzera e mai dichiarata al Fisco. Lo afferma il Tg5.

LA VICENDA– È stata la figlia dell’avvocato Margherita, quando ha chiesto di censire l’eredità, a far aprire l’indagine. L’azione legale aveva coinvolto i gestori del patrimonio del padre, Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Siegfrid Maron, e di conseguenza anche la madre, Marella Agnelli. Il patrimonio finito nel mirino del fisco italiano, e che dimostra l’impegno del governo contro i paradisi e l’evasione fiscale, è ingente e di non facile quantificazione. Il tesoro ammonterebbe a un miliardo e 950 milioni di euro. Calcolato partendo da una valutazione della rivista Forbes, che attribuiva giá nel 1990 all’Avvocato un miliardo e 700 milioni di dollari. Si sarebbe inoltre tenuto conto dei movimenti positivi della borsa e anche di due drammatici eventi: il crollo della bolla internet e l’attacco alle Torri Gemelle del 2001.

LO STATO– Attraverso le Agenzie delle Entrate, lo Stato ha deciso di capire le ragioni della causa di Margherita Agnelli. E approfondire e origini delle attività e dei passaggi di mano successivi alla scomparsa dell’Avvocato. E questo, secondo il Tg5, perché il patrimonio, a chiunque sia destinato è comunque all’estero e soprattutto non è mai stato dichiarato al Fisco. E sulla base delle disposizioni del recente decreto anticrisi gli eredi potrebbero dover pagare tra imposte, sanzioni ed interessi un importo addirittura superiore a quello del capitale conteso

Eredità Agnelli, due miliardi in Svizzeraultima modifica: 2009-08-16T15:42:00+02:00da youpolitics
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Un pensiero su “Eredità Agnelli, due miliardi in Svizzera

  1. Frode brevettale da Fiat. La tecnologia ibrida doppia frizione con motore elettrico nel mezzo è stata “mutuata” da un brevetto che la Fiat non ha mai voluto acquistare, ma soltanto spudoratamente copiare. Questa soluzione ibrida sarà un’architettura basica nel programma automobilistico elettrico e ibrido della Chrysler. Invito nel mio blog dove “vitalità” e disinvoltura dei progettisti Fiat appaiono in piena evidenza: http://propulsoreibridosimbiotico.blogspot.com/. Se le industrie possono permettersi impunemente di copiare le idee, in quanto per difenderle occorrono cause costosissime, a cosa servono i brevetti? Come difendere i diritti degli inventori privati? Come possono i nostri giovani trovare coraggio intellettuale se i potentati economici schiacciano i diritti dei singoli? Se vi accingete a richiedere un brevetto oppure proporlo ad un’azienda, la mia esperienza con la Fiat può esservi utile per muovervi con migliore circospezione. (Non è spam! Per favore, non bloccate questo post) Grazie e buon tempo a tutti! Ulisse Di Bartolomei

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